
Il progetto di Leonardo Bandini (Faenza, 2005; IED-Istituto Europeo di Design, Roma) è stato realizzato all’interno del sistema di gallerie d’Anticima del Lagazuoi, dove le truppe italiane hanno trovato rifugio durante la Prima Guerra Mondiale. L’approccio adottato si rifà a quello della fotografia forense, una modalità impiegata dalla polizia scientifica per immortalare in modo chiaro e obiettivo il contesto di un crimine e rendere leggibili le complesse stratificazioni di eventuali indizi. Tale scelta, come racconta il fotografo, è stata dettata dal fatto che “un’analisi puramente documentaria non sarebbe stata sufficiente a restituire la grande varietà di elementi presenti all’interno dei tunnel e avrebbe rischiato di minimizzarli, o, al contrario, di spettacolarizzarli”. Nel corso della ricerca, Bandini ha raccolto una sequenza di “indizi”, tra testimonianze materiali d’epoca e alterazioni moderne, impiegando diversi espedienti della fotografia forense, dal close-up alla restituzione ambientale, sino all’impiego di appositi cartellini marcatori, funzionali, come precisa, “a costruire un catalogo degli indizi nelle situazioni più complesse”. Considerati come una effettiva “scena del crimine”, i tunnel sono protagonisti di un racconto che cerca di frenare il consumo delle immagini – in particolar modo quelle relative a fatti tragici e traumatici come la guerra –, invitando a una decodifica lenta, critica e attentiva e instillando l’alternativa etica tra “approfondire ulteriormente oppure accettare consapevolmente di non sapere”.